Pay per news: perché non vogliamo pagare per sapere?

17 giugno 2020

La pandemia ha riacceso l’interesse delle persone al giornalismo, lo comunica la ricerca del Reuters Institute for the Study of Journalism: la fruizione di notizie è aumentata ma gli editori non l’hanno monetizzata, complice la diffidenza degli inserzionisti per l’evidente recessione in corso.

Ma non solo. Durante il boom della crisi da Covid-19, anche se il “pay per news” è aumentato sono emerse, e oggi sono ancora più chiare, le resistenze delle persone a pagare per avere un’informazione di alta qualità che, in quanto tale, è fatta di professionalità, studio, tempo, lavoro e persone che devono essere pagate. Logico, ovvio, semplice, da molti non compreso.

Secondo la ricerca, però, al massimo il 50% degli utenti dichiara di non essere disposto per nessun motivo a pagare per essere “seriamente informato”, mentre chi spende in questo senso lo fa perché sa di potere così accedere a contenuti distintivi e di valore, che siano su carta oppure on line.

Il Reuters Institute afferma, poi, che sono e saranno sempre più modelli di fruizione di notizie come email e podcast ad essere capaci di aumentare il coinvolgimento del pubblico, fondato sulle leve di connessione e fedeltà. Saranno queste, si legge ancora nella ricerca, le chiavi di sopravvivenza futura degli editori.
La capacità di coinvolgere e di consolidare relazioni di fiducia: nulla di nuovo, lo sappiamo già.


Emerge di nuovo però, e pre-potentemente, l’antico tema della cultura e dell’educazione a certi valori. Che sottende, sempre. E, da sotto, guida popoli e tempi.

Se non abbiamo le conoscenze, dettate da un'educazione a una certa cultura, per comprendere cosa significhi “contenuto di qualità” non potemmo mai pensare di pagare per avere qualcosa che non ri-conosciamo, ma ci fermeremo serenamente a prendere per vero il contenuto che “semplicemente” appare accattivante e capace di offrire velocemente una sensazione di conoscenza, inconsapevolmente minima e superficiale.

“Ci siamo chiesti che implicazioni per la società avrà il fatto che l’informazione di alta qualità potrà sparire dietro ai paywall, un dilemma diventato ancor più reale durante quest’emergenza” ha commentato il Nic Newman, Senior Research Associate del RISJ .

Il presente-futuro per rimanere sul mercato, quindi, poggia su tre grandi pilastri della comunicazione: distinzione, qualità e connessione con i lettori. Ma, bene che vada, si arriverà al massimo al 50% di loro.
Tutto il resto è... sull'altra riva.


Il tema, anche per le aziende, è a mio avviso una seclta di fondo: da che parte voglio stare?
A quale 50% voglio puntare?